Il ministero diaconale nella Chiesa


Il diaconato è un ministero voluto dagli Apostoli, la cui istituzione viene dettagliatamente descritta
negli Atti degli Apostoli:


In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola». Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani. (6,1-6)


Numerosi altri testi biblici ricordano la nascita del ministero diaconale, descrivendone il contenuto: Atti 8,12-40; 20,4-5; 1Tm 3,8-13; Col 1,6- 8; Col 4,7-13; Ef 6,21-22; 2 Tm 4,12, Dal IV secolo si sono perse le tracce del diaconato come ministero stabile e non propedeutico al presbiterato. Dopo un lungo tempo di silenzio e di assenza, Il Concilio Vaticano Il ha proposto alle Chiese locali la reintroduzione del diaconato.


I vescovi italiani nel 1970 hanno votato la restaurazione del diaconato come grado permanente del ministero ordinato nella Chiesa dandone la seguente motivazione:


Con la restaurazione del diaconato permanente lo Spirito Santo offre il dono del ripristino di una struttura sacramentale della Chiesa - che, secondo Sant’Ignazio d’Antiochia, non può essere senza vescovi, presbiteri e diaconi - e quindi di una nuova abbondante ricchezza di grazie sacramentali per una maggiore efficacia della sua missione di salvezza. Il ministero diaconale sottolinea il valore del “servizio” espresso dalla carità, che è specifico della gerarchia. Il diacono infatti è segno sacramentale, e quindi rappresentante e animatore, della vocazione al servizio di Cristo, servo di Jahvè, venuto «non ad essere servito, ma a servire e a dare la sua vita in redenzione di molti (Mt 20,28)».


Come opera il diacono


Il diacono partecipa al ministero del vescovo con l’autorità e la grazia di un ministro ordinato e, allo stesso tempo, con l’esperienza e l’efficacia di un uomo che esercita una professione e, generalmente, ha una famiglia. I diaconi svolgono il loro servizio nei contesti più diversi che si possono riassumere nei tre ambiti dell’ordine sacro.


Il servizio alla Parola

  • · I diaconi fanno opera di evangelizzazione e di annuncio capillare attraverso le relazioni con le persone, le famiglie e le comunità;
  • · animano la catechesi di preparazione ai sacramenti;
  • · testimoniano e animano lo spirito di servizio tra chiunque e ovunque.

Il servizio liturgico

  • · I diaconi amministrano il battesimo, benedicono le nozze, presiedono i riti funebri;
  • · concelebrano, nel proprio ruolo, l’Eucaristia con il vescovo e i presbiteri;
  • · animano incontri di preghiera e di riflessione sulla parola di Dio;
  • · possono tenere l’omelia durante le celebrazioni liturgiche e presiedere liturgie della Parola.

Il servizio alla carità

  • · I diaconi animano la Caritas nelle parrocchie e a livello vicariale;
  • · realizzano iniziative intese a portare amore cristiano, spirito comunitario e calore umano nei luoghi di sofferenza (ospedali, carceri, case di accoglienza per anziani...), così come presso infermi e anziani;
  • · incoraggiano lo spirito di conoscenza, il dialogo, la pacificazione tra persone e famiglie;
  • · si aprono a tutte le possibili forme di attenzione e presenza che le situazioni odierne contribuiscono a creare.

La vocazione diaconale

Punto di partenza della chiamata al diaconato è il desiderio interiore, espressione di una chiamata dello Spirito, ad orientare la propria vita al servizio del Regno e dei fratelli. È ovviamente necessario un rigoroso e sereno lavoro di discernimento, attuato con l’aiuto di un accompagnatore spirituale. Segno e premessa eloquenti sono eventuali esperienze pastorali in atto, come tali espressioni di un coinvolgimento comunitario stabile dentro cui fiorisce una completa disponibilità al senso della Chiesa e al servizio comunitario.

La chiamata al diaconato deve essere condivisa dalla moglie, se si è nella condizione di sposati e dalla famiglia, nella convinzione che l’ordine sacro non depaupera l’unione coniugale, ma ne approfondisce e dilata la prospettiva.

In un secondo momento occorre verificare la stabilità nell’orientamento personale, negli impegni di preghiera e di vita spirituale; la fluidità delle relazioni; la docilità e la disponibilità alla collaborazione apostolica (con il vescovo, i presbiteri, i laici), nel contesto di un servizio organicamente inserito dentro una pastorale di insieme.


Il cammino verso il diaconato


Negli anni di formazione si riceve una formazione teologica ed è richiesta la partecipazione assidua agli incontri specifici di preparazione al diaconato permanente.

La preparazione spirituale avviene con la preghiera personale, familiare e comunitaria, in modo che si arrivi progressivamente all’imitazione di Cristo, alimentata dalla frequente lettura della parola di Dio e da una intensa vita sacramentale. Le indicazioni e gli stimoli a questo lavoro spirituale vengono dagli incontri di gruppo, previsti per lo più a livello diocesano e dalla direzione spirituale.

La preparazione pastorale si ha nella comunità di appartenenza con il compimento di precisi servizi, con le opportune verifiche attuate assieme ai responsabili della parrocchia e con gli incontri pastorali programmati per gli aspiranti e i candidati al diaconato.

Per l’ammissione al diaconato permanente è richiesta l’età minima di 25 anni per i celibi (che dovranno impegnarsi al celibato per tutta la vita) e di 35 anni per i coniugati, che dovranno dare prova di stabilità nella vita coniugale. I diaconi non si impegnano nella politica attiva o di partito.


(Per altre informazioni più specifiche, si vedano le sezioni del sito)

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